L’intelligenza artificiale si sta facendo strada nei processi decisionali e operativi delle imprese europee. Lo conferma il report “Europe and Middle East CIO Playbook 2025. It’s Time for AI-nomics”, elaborato da IDC per conto di Lenovo, che ha coinvolto oltre 600 responsabili IT e decisori aziendali in nove mercati della regione EMEA. Il quadro che emerge è quello di un’adozione ormai avviata, con un livello di soddisfazione elevato e una crescita degli investimenti che, nei prossimi dodici mesi, dovrebbe più che raddoppiare.
A livello EMEA, il 94% dei progetti AI realizzati ha soddisfatto le aspettative, e in un caso su tre i risultati sono andati oltre quanto previsto. In Italia, tuttavia, lo scenario appare più sfumato. Le imprese mostrano interesse e consapevolezza del potenziale, ma i livelli di adozione effettiva restano contenuti.
Cautela e consapevolezza: lo stato dell’AI in Italia
Nel nostro Paese, l’intelligenza artificiale viene adottata principalmente per rispondere a requisiti di conformità normativa (34%) e rafforzare la sicurezza informatica (32%). Sono priorità concrete, che riflettono una visione dell’AI come strumento abilitante e non come fine. Allo stesso tempo, però, le aziende italiane si muovono con cautela: le criticità più frequenti sono la latenza delle applicazioni (26%), i costi da sostenere e la gestione delle aspettative del top management (20%), oltre alle difficoltà nel reperire risorse interne adeguate (18%).
Tra le aree su cui si sta investendo di più c’è la data governance. Il 40% delle aziende italiane intervistate ha indicato lo sviluppo di capacità avanzate di gestione dei dati come priorità. È la percentuale più alta tra tutti i Paesi analizzati, segnale di un approccio strategico che punta sulla qualità del dato come prerequisito per l’efficacia dei modelli AI. Non a caso, molte imprese stanno cercando partner esterni non solo per il supporto tecnologico, ma anche per ottenere risultati di business concreti.
La spinta della GenAI
Nell’ultimo anno, gli investimenti in AI si sono concentrati soprattutto su applicazioni già integrate. Ora, però, l’attenzione si sta spostando sullo sviluppo e la gestione di modelli personalizzati (32%, +10% rispetto all’anno precedente) e sui progetti legati alla GenAI. Quest’ultima sta vivendo un’accelerazione notevole: la percentuale di aziende che intende investire in quest’area nei prossimi dodici mesi passa dal 12% al 44%, sottraendo attenzione all’AI predittiva e interpretativa.
Il trend riflette il buon esito dei progetti pilota e una maggiore maturità nell’approccio. Preoccupazioni che in passato frenavano l’adozione – come l’affidabilità dei modelli e la trasparenza – sembrano oggi meno rilevanti, anche se non del tutto superate.
Infrastrutture, servizi e AI PC
La trasformazione in corso si accompagna a un’evoluzione dell’infrastruttura. A livello EMEA, il 65% delle aziende utilizza architetture on-premise o ibride per supportare i carichi di lavoro AI, mentre solo il 18% si affida al cloud pubblico. In Italia si osserva una tendenza leggermente diversa: il cloud pubblico è adottato con maggiore frequenza per applicazioni AI, ma questa apertura non è omogenea nei diversi settori. Il comparto manifatturiero globale è più attivo, mentre la pubblica amministrazione mostra un approccio più prudente.
Ancora limitato l’uso di AI PC: solo il 4% delle aziende italiane dichiara di averli già adottati su larga scala. È un dato che evidenzia un ampio margine di crescita, soprattutto in un’ottica di supporto all’operatività quotidiana e alla produttività diffusa.
Le condizioni per scalare l’AI
Le sfide non mancano. Per garantire l’efficacia delle soluzioni AI è necessario affrontare quattro fattori chiave in parallelo: sovranità e conformità dei dati (32%), integrazione con sistemi esistenti (32%), formazione del personale (31%) e qualità dei dati disponibili (31%). Solo una gestione coordinata di questi elementi può portare all’adozione piena e consapevole dell’intelligenza artificiale, in grado di generare benefici concreti per il business.

Secondo Alessandro de Bartolo, general manager Italy, Infrastructure Solutions Group di Lenovo: “L’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia sta accelerando, ma è evidente che molte PMI si trovano ancora ad affrontare sfide legate all’accesso alle competenze e alle tecnologie. Crediamo fortemente che rendere l’AI disponibile come servizio sia la chiave per democratizzare l’innovazione e permettere a tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione, di coglierne i benefici. Le nostre infrastrutture, progettate per unire potenza computazionale e sostenibilità, offrono soluzioni concrete, scalabili e responsabili. L’AI rappresenta un’opportunità strategica per l’internazionalizzazione del tessuto imprenditoriale italiano, e il nostro impegno è quello di accompagnare le aziende in questo percorso di trasformazione”.

