La sanità digitale europea cresce a ritmi che pochi settori possono vantare: +15% annuo fino al 2035. Il rapporto finale dell’Observatory for Digital Health Technologies in Europe, promosso dalla Commissione Europea (DG CONNECT) e realizzato da IDC e Capgemini Invent, stima un mercato che passerà da circa 11 miliardi di euro nel 2023 a oltre 61 miliardi nel 2035. Numeri importanti. Ma non sufficienti a garantire la leadership.
L’Europa punta a rafforzare autonomia strategica, competitività industriale e indipendenza tecnologica. Tuttavia, il mercato resta frammentato e fortemente dipendente da operatori extra-UE in ambiti chiave come intelligenza artificiale clinica, cybersecurity e genomica. Dei 690 vendor mappati, oltre la metà ha sede fuori dall’Unione, con netta prevalenza statunitense. Germania e Francia guidano per numero di operatori, mentre 15 Stati membri contano meno di cinque player rilevanti. La crescita c’è. La scala europea ancora no. Il quadro regolatorio è avanzato e il mandato pubblico per la digitalizzazione è forte, ma l’Europa fatica a sviluppare “campioni continentali” capaci di competere globalmente.
Benefici concreti, integrazione incompleta
Le evidenze raccolte su 300 strutture sanitarie e 70 aziende europee mostrano impatti tangibili:
- 64% delle strutture registra impatti positivi nell’efficienza operativa;
- 52% segnala risparmi sui costi;
- 60% rileva un aumento della produttività del personale;
- 57% evidenzia maggiore coinvolgimento dei pazienti.
L’intelligenza artificiale emerge come leva trasversale: il 94% delle organizzazioni sanitarie europee sta adottando o pianificando soluzioni AI, soprattutto in supporto alle decisioni cliniche, diagnostica per immagini e monitoraggio remoto. Per i vendor, l’AI rappresenta anche uno dei principali fattori di differenziazione competitiva.
Eppure, persistono ostacoli strutturali:
- 45% delle strutture sanitarie segnala problemi di interoperabilità;
- 48% indica vincoli finanziari;
- 34% evidenzia carenze di competenze digitali.
- La tecnologia è pronta. Il sistema nel suo complesso fatica ancora a integrarla pienamente.
L’impatto economico: fino a 250 miliardi di euro
L’Osservatorio non si limita a fotografare il mercato: ne misura l’impatto economico su un orizzonte decennale. Secondo l’analisi costi-benefici:
- I sistemi di supporto alle decisioni cliniche possono generare fino a 252 miliardi di euro di risparmi cumulati nell’UE;
- Una maggiore automatizzazione dei processi legati al medical imaging può valere fino a 192 miliardi;
- Le piattaforme digitali per la salute mentale fino a 164 miliardi.
Non si tratta di promesse teoriche, ma di efficienze concrete: meno esami duplicati, meno errori clinici, percorsi più rapidi e personalizzati, riduzione delle ospedalizzazioni evitabili.
Europa vs Stati Uniti: un divario strutturale
Il confronto internazionale evidenzia un problema di scala. Gli Stati Uniti attraggono oltre tre volte i volumi di investimento dell’UE nel digitale sanitario. Il mercato USA cresce a ritmi superiori (17–18% annuo) e le aziende statunitensi rappresentano circa il 63% del mercato globale.
L’Europa eccelle in protezione dei dati, diritti dei pazienti e governance etica. Ma sul lato dell’offerta lo studio sottolinea come le imprese, soprattutto PMI e start-up, soffrono per frammentazione normativa, complessità negli appalti e difficoltà di accesso ai capitali di crescita. Non a caso, molte start-up europee scelgono di lanciare prima negli Stati Uniti, dove percorsi regolatori e meccanismi di rimborso risultano più prevedibili.
Italia: dal PNRR alla governance
Per l’Italia il tema è oggi ancora più cruciale. Il PNRR ha mobilitato risorse straordinarie per digitalizzare la sanità: fascicolo sanitario elettronico, infrastrutture cloud, interoperabilità, telemedicina. È stato un acceleratore decisivo. Ma il PNRR non è un punto di arrivo. Ora che la fase di finanziamenti straordinari si avvia alla conclusione, la sfida non è più spendere. È governare e valorizzare quanto realizzato. Tre nodi diventano centrali:
1. Interoperabilità reale, non formale. Digitalizzare sistemi regionali non basta se i dati non dialogano in modo fluido. Senza governance forte e visione strategica sull’uso dei dati clinici e dell’AI, l’ecosistema rischia di restare frammentato.
2. Valorizzazione misurabile dell’investimento. Le tecnologie devono generare benefici verificabili: riduzione dei tempi, contenimento dei costi, miglioramento degli esiti clinici. Senza monitoraggio sistematico, l’investimento resta spesa, non riforma.
3. Continuità finanziaria e competenze.Il digitale non è un progetto una tantum. Richiede manutenzione, aggiornamenti, formazione continua e un ecosistema industriale capace di competere in Europa. Senza un piano strutturale post-PNRR, il rischio è un rallentamento progressivo.
In sintesi: la governance nazionale e regionale deve rafforzarsi proprio quando i fondi straordinari si riducono.
Il nodo strategico: EHDS e mercato unico dei dati
In questo quadro assume rilievo lo European Health Data Space (EHDS), che mira a creare uno spazio europeo interoperabile dei dati sanitari. Se pienamente implementato, potrebbe ridurre le barriere di accesso al mercato, favorire la scalabilità transfrontaliera e rafforzare la sovranità digitale europea.
Ma l’impatto dipenderà dalla capacità degli Stati membri di armonizzare standard, sistemi e modalità di accesso ai dati. La sovranità digitale non si costruisce solo con norme avanzate, ma con un mercato integrato e una domanda pubblica coordinata.
Dalla crescita alla maturità
La sanità digitale europea cresce rapidamente e genera impatti economici e clinici concreti. Il +15% annuo non deve però indurre compiacimento: indica che il settore entra in una fase di consolidamento.
La sfida dei prossimi dieci anni non sarà solo adottare nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema capace di valorizzarle. Il vero discrimine è passare dalla “digitalizzazione dei sistemi” alla “digitalizzazione dei processi”: integrare dati, clinica e organizzazione, riprogettare i workflow e misurare l’impatto (tempi, costi, esiti). Senza standard e competenze, l’innovazione resta una somma di progetti. Per fare scala serve anche agire sull’offerta: capitali per la crescita, validazione più rapida, procurement meno frammentato e regole più omogenee tra Paesi e regioni. È qui che si gioca la leadership europea.

Research Director, IDC Health Insights, coautrice del rapporto finale dell’Observatory for Digital Health Technologies in Europe
A cura di Silvia Piai, Research Director, IDC Health Insights, coautrice del rapporto finale dell’Observatory for Digital Health Technologies in Europe

