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5 trend tecnologici cambiano la struttura dei mercati

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Come da tradizione, arrivano tra gennaio e febbraio le previsioni sui principali trend tecnologici per l’anno in corso, considerando anche il loro potenziale impatto negli anni a venire dopo l’hype del momento. Ecco allora che anche Capgemini ha condotto nell’ottobre scorso la propria Top Tech Trends 2025 Global Survey su un campione di 1500 C-suite executive da dodici principali paesi tra Nord America, Europa e Asia-Pacific.

A questo campione di aziende, tutte con un fatturato annuale superiore al miliardo di dollari, ha aggiunto oltre 500 investitori professionali da venture capital, private equity e banche industriali oltre a interviste approfondite a 24 industry leader, analisti e accademici.

Inevitabilmente la base tecnologica non poteva che essere l’AI e la Gen AI, sempre più integrate in ogni tecnologia sia infrastrutturale sia applicativa. Ma è importante considerare che si tratta di soluzioni, secondo Capgemini, in grado di produrre non solo un miglioramento funzionale immediato, ma soprattutto un’evoluzione strutturale del segmento in cui verranno utilizzate. Queste tecnologie a base AI vengono declinate in cinque macro ambiti: agenti software, cybersecurity, robotica, nuove tecnologie nucleari, supply chain.

Guardiamole nel dettaglio.

Dai Co pilot a “super agenti” intelligenti che ragionano e coordinano

Il concetto di autonomous, cioè la capacità dei sistemi informatici di apprendere, adattarsi alle situazioni e di conseguenza operare nel modo ottimale, si sta diffondendo nei diversi settori a risoluzione di specifici task (customer service, sanità, logistica, ecc). Il passo successivo, di cui si vedranno quest’anno le prime implementazioni, sarà la diffusione di “super agenti” capaci di orchestrare e ottimizzare differenti sistemi di AI. Queste tecnologie contribuiranno alla nascita di nuovi ecosistemi di AI nei diversi segmenti merceologici, aumentando l’efficienza e accelerando il tasso di innovazione delle imprese. Siamo in quella che Capgemini definisce “l’alba dell’agentificazione” in cui si passa da singoli agenti intelligenti focalizzati su specifici task a sistemi specializzati in grado di garantire un’orchestrazione tecnologica di agenti intelligenti e una governance di task complessi (ricerca autonoma di informazioni, gestione autonomous degli ordini, relazioni con i clienti, ecc.). La previsione si basa su due elementi: il primo è che alcuni top player, tipo Salesforce, Microsoft, Oracle, stanno proponendo framework multi agent, spesso open source, proprio nella funzione di meta-agent orchestratori. Il secondo elemento riguarda le previsioni di mercato. Una recente ricerca sempre di Capgemini sulla Gen AI ha sottolineato che ben l’82% delle aziende nel mondo prevedono di integrare nei propri sistemi IT agenti software nei prossimi 1-3 anni, per aumentare il livello di automazione e di capacità decisionale autonoma. Il mercato degli agenti AI è stato stimato nel 2024 da Capgemini attorno ai 5.1 miliardi di dollari, con una prospettiva di crescita ai 47.1 miliardi di dollari nel 2030 (tasso annuo medio di crescita del 44.8%).

AI e Gen AI in cybersecurity: nuovi livelli di difesa ma anche di attacco

Il tema della vulnerabilità dei sistemi informativi è ormai una condizione strutturale per competere in mercati dove la digitalizzazione è parte integrante dei modelli di business. Era inevitabile quindi che la diffusione delle tecnologie di AI e Gen AI impattasse anche l’area della cybersecurity. Con queste tecnologie aumentano di sofisticatezza sia i livelli di protezione sia di attacco. Si parte da un dato importante: ben il 97% delle organizzazioni censite dalla ricerca hanno dichiarato di aver subìto attacchi o problemi di sicurezza attraverso l’utilizzo di AI e Gen AI negli ultimi anni (phishing sofisticato, ransomware, deepfake, nuovi schemi e modelli di frodi, ecc). Le imprese, cita il rapporto, hanno una sempre maggiore superficie informativa attaccabile, con nuove tecnologie esposte a una potenziale moltitudine di vulnerabilità. Questo anche perché se da un lato la “democratizzazione” nell’uso di tecnologie consentito dai tool di AI e Gen AI accelera i processi di ottimizzazione e performance, dall’altro consente anche a piccoli gruppi criminali di tentare operazioni di attacco su larga scala pur non disponendo delle competenze tecnologiche necessarie. è importante quindi predisporre framework orientati alla sicurezza IT che abbiano non solo una funzione di rilevazione delle vulnerabilità ma che, sfruttando l’autoapprendimento dell’AI e nuove capacità di orchestrazione sia di tecnologie sia di processi, possano indirizzarsi anche alla risposta e alla prevenzione dei rischi seguendo modelli di proattività. Ancora una volta, la diffusione di framework multi agent che coordinano software agent specializzati in attività di protezione dal cybercrime sui diversi componenti dei sistemi informativi sarà uno dei fenomeni più rilevanti del 2025.

Robotica, un nuovo livello di collaborazione uomo-macchina

La robotica sta da anni innervandosi di tecnologie AI. Nei diversi settori, i co-bot (collaborative robot) e una robotica basata su AI supportano l’attività umana in lavori di precisione nonché di elevato rischio. Lo sviluppo di Gen AI sta spingendo oggi alla creazione di nuovi sistemi “umanoidi” in grado di adattarsi di continuo alle diverse situazioni operative attraverso l’apprendimento costante del contesto in cui lavorano.

La prospettiva, con forti implicazioni di carattere organizzativo, culturale e professionale, è che con l’aumento dell’autonomia operativa di questi robot intelligenti, nonché con il loro utilizzo in ruoli e funzioni in cui sono in grado di prendere decisioni complesse, potrebbero sorgere problemi di ridefinizione dei criteri di gerarchia del lavoro tra esseri umani e robot. Una robotizzazione quindi che sta lasciando la dimensione di automazione di base per entrare in un territorio decisionale dove gli elementi da considerare, in un nuovo rapporto con l’essere umano, dovrebbero estendersi oltre la semplice ricerca di produttività.

Si tratta di previsioni suffragate dall’andamento dei dati negli ultimi anni: il mercato della robotica prevede infatti crescite significative guidate dall’automazione industriale sempre più spinta, carenza di lavoratori/competenze specialistiche, necessità di intervenire nella riduzione dei rischi e dei lavoratori umani. Le stime indicano che il mercato dei robot collaborativi sia stato di circa 2,3 miliardi di dollari nel 2024 con previsioni di 10,4 miliardi di dollari nel 2035. Il tasso medio annuo di crescita per il mercato globale dei robot umanoidi è previsto essere di circa il 154% dal 2024 al 2027, sostenuto da sempre maggiori investimenti da parte del mercato statunitense e cinese. Restano tuttavia aperti alcuni problemi: per lavorare efficacemente con i robot, le aziende devono investire nella formazione e riqualificazione dei propri dipendenti. Esiste poi un’oggettiva complessità legata all’integrazione tra queste soluzioni AI di elevato livello tecnologico e i sistemi esistenti nelle imprese (il 43% degli executive dichiara un’infrastruttura IT inadeguata). Da non sottovalutare infine i problemi legati a normative del lavoro e security/qualità. Per questi ultimi, ad esempio, senza dataset estesi, ben mantenuti e protocolli di raccolta dati adeguati, i sistemi di intelligenza artificiale possono produrre output inaccurati e/o distorti (dovuti ad esempio a bias, in questo caso l’istruzione dei dati di training o dell’algoritmo di AI condizionata da una serie pregiudizi, anche involontari, umani), portando a sprechi e problemi di qualità negli ambienti di produzione.

L’AI aumenta la richiesta di energia: cresce l’interesse per il nuovo nucleare

Quello di una rinascita dell’energia nucleare prodotta attraverso sistemi più sicuri, economici, controllabili, con piccoli reattori modulari, è un tema che possiamo considerare dalla sola prospettiva tecnologica. Troppe sono infatti le implicazioni culturali, politiche, ambientali, persino emotive, collegate. Il report tuttavia rileva che la necessità di energia pulita per rispondere alle esigenze di innovazione in tutti i settori secondo logiche di sostenibilità sta trasformando a un ritmo senza precedenti il comparto energetico. L’Energy Outlook 2023 della Energy Information Administration (EIA) americana prevede che la domanda globale di energia prodotta da tecnologie zero carbon (comprese quella nucleare) aumenterà tra il 30 e il 76% dal 2050. Crisi climatica e domanda “energivora” legata all’innovazione tecnologica in tutti i settori, stanno guidando la ricerca e gli investimenti nelle rinnovabili, dai biocarburanti all’idrogeno a basse emissioni di carbonio e oltre. L’energia nucleare emerge dal report come uno dei punti di attenzione per il 2025 (l’anno scorso non era nemmeno considerata), essendo stata spinta in cima al ranking dall’urgente necessità di nuova energia pulita anche per rispondere all’enorme domanda di energia richiesta dall’intelligenza artificiale e in genere da una sempre più capillare digitalizzazione della società e dei mercati. Google, Meta, Amazon, Oracle sono solo alcuni dei nomi che a causa della forte domanda mondiale di servizi cloud e di tecnologie AI e AI Gen, con i relativi data center sempre crescenti in potenza di calcolo necessaria, hanno registrato livelli di emissione di carbonio in costante aumento negli ultimi anni. Questi grandi player IT sono oggi direttamente (attraverso accordi per partecipare a progetti per lo sviluppo di impianti di nuova energia nucleare) o indirettamente (annunci di acquisto di energia da impianti nucleari di nuova generazione di terzi) coinvolti nello sviluppo di SMR (Small modular reactors), reattori modulari di nuova generazione a fissione nucleare di piccola taglia (della dimensione di container) installando le diverse unità laddove esista l’esigenza di alto consumo energetico.

Supply chain di nuova generazione: agili, sostenibili e supportate dall’AI

Se c’è un settore che da sempre sperimenta per primo soluzioni IT innovative, quello è la logistica, la supply chain. Negli ultimi anni blockchain, analytics real time, IoT diffusa per tracking e security e ora, tecnologie di AI e Gen AI rappresentano soluzioni per muoversi nella complessità attuale dei mercati. Le fibrillazioni geopolitiche da sempre impattano le catene di approvvigionamento, ma certo la continua “disruption” sperimentata in questi ultimi anni, le tensioni commerciali Usa-Cina-Europa, la guerra Russia-Ucraina, l’epidemia Covid 19, l’instabilità continua nel medio-oriente, spinge le imprese a ricercare una maggiore flessibilità e resilienza delle proprie supply chain, diversificando le location, riducendo le dipendenze dalle singole regioni geografiche, sviluppando una capacità di ridisegnare con rapidità i flussi di approvvigionamento.

La nuova generazione di supply chain, sempre più guidata dall’analisi in real time dei dati e con il supporto operativo, proattivo e autonomous dell’AI, focalizza almeno sette diverse aree: demand forecasting e planning; supply e procurement management; smart manufacturing (predictive maintenance, automation, ecc); warehouse e transportation automation; sustainability e circular supply chain; risk e disruption; abilitazione/supporto alla forza lavoro. Circa il 70% tra i 1.550 executive dell’indagine indica proprio questa supply chain “AI based” come il maggiore trend tecnologico per il 2025 e attualmente il 49% delle organizzazioni si trova già nella fase PoC su alcune aree. Il 2025, prevede quindi Capgemini, sarà di prova per queste tecnologie che raggiungeranno un nuovo livello di automazione. Tuttavia, per i prossimi anni, cita lo studio, “Ci aspettiamo una vera rivoluzione nelle supply chain: non solo diventeranno sempre più intelligenti ma anche spettacolari, in grado di armonizzare velocità, trasparenza e resilienza nei diversi contesti industriali”.

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